I 3 pericoli del trading online e come difendersi

Il mondo del trading online piace sempre a più italiani. D’altronde, chi è che non vorrebbe guadagnare sui mercati finanziari comodamente dalla propria abitazione?

Il problema è che spesso moltissimi neo-trader perdono i capitali che investono. Perché? In questo articolo vediamo quali sono i 3 principali pericoli del trading online e come difendersi.

1) Millantatori e truffatori: alla larga

Purtroppo il mondo del trading online è piano di truffatori e millantatori. I primi spingono persone ignare e investire su strumenti di cui non hanno alcuna idea a riguardo.

I secondi si spacciano per trader affermati e ricchi. Quando in realtà non hanno alcuna storia di successo alle spalle.

Entrambi si basano sullo spamming telefonico e via emai. Il consiglio è quello di stare alla larga.

2) Fare trading come fosse gioco d’azzardo

Il trading online non è un gioco d’azzardo. Se ti metti a fare trading come un pazzo aprendo e chiudendo trade a caso, stai certo che le probabilità di guadagno si riducono moltissimo.

3) L’ignoranza: i risultati provengono dalla conoscenza

Infine, l’ignoranza. O meglio la presunzione di conoscere e sapere. Sono pochi i corsi online sul trading che sono veramente validi. Uno di questi è il corso prodotto da www.iltradingperte.com.

Spesso, invece, gli operatori si affidano a fonti di conoscenza sbagliate. E ciò nel lungo termine porta alla creazione di convinzioni sbagliate sul proprio livello di formazione, cosa pericolosissima.

Le obbligazioni societarie in Italia

In Italia il mercato delle obbligazioni societarie è di fatto fermo al Medioevo. Almeno rispetto alle altre economie sviluppate. Se poi prendiamo il paragone con gli USA, la situazione diventa quasi imbarazzante.

Infatti, in Italia le uniche società che emettono obbligazioni sono le banche. Oppure società para-statali. In USA, ad esempio, sono invece moltissime le aziende industriali e di altri settori che emettono obbligazioni per finanziarsi.

Come mai questo ritardo?

Innanzitutto, l’Italia paga ancora l’ingerenza del pubblico del passato. Le enormi aziende pubbliche del passato che di fatto si finanziavano con titoli di stato, sono ancora per metà pubbliche.

Inoltre e soprattutto, la struttura economica italiana è costituita principalmente da piccole e medie imprese. Che trovano molto più comodo rivolgersi all’indebitamento bancario che non al mercato obbligazionario.

E’ un peccato, perché di fatto una grande risorsa per l’accesso al credito continua a non essere sfruttata.